Bologna, 31 ottobre 1926: un proiettile manca di un soffio Benito Mussolini alla fine della sua visita trionfale in città. In pochi istanti la folla inferocita si scaglia su Anteo Zamboni, un ragazzo di appena quindici anni, e lo massacra a forza di calci, botte e pugnalate.
Chi era questo adolescente? Da dove veniva e perché si trovava lì? È stato vittima della casualità? O qualcuno voleva essere certo di eliminarlo? Chi ha affondato il primo colpo di lama? E chi ne ha ricavato vantaggio?
Il libro ricostruisce la vicenda partendo dalle carte di archivio, confrontando le ipotesi investigative e dando voce ai protagonisti: un padre dominante, una madre fragile, una zia carismatica, un fratello spavaldo e uno riservato.
Perché, cent’anni dopo, quel linciaggio rimasto impunito e la persecuzione di un’intera famiglia messa in atto dal “Tribunale speciale per la difesa dello Stato” mettono in luce una storia esemplare di oppressione autorizzata, dimostrano come sia facile manipolare la memoria e disegnano un caso, più che mai attuale, di totalitarismo.